combustione imperfetta. (pojat)

prova di scrittura

 

Guardare un paesaggio e creare un legame.

Leggevo Walter Benjamin che mi diceva: “Non sapersi orientare in una città non vuol dire molto. Ma smarrirsi in essa, come ci si smarrisce in una foresta, è una cosa tutta da imparare. Ché i nomi delle strade devono suonare all’orecchio dell’errabondo come lo scricchiolio di rami secchi e le viuzze interne gli devono rispecchiare nitidamente, come le gole montane, le ore del giorno.

W. Benjamin, Infanzia Berlinese, 1930 - 33

 

Per tre anni ho frequentato quelle immagini e mi sono riapparse in sincrono durante la visita a una carbonaia, incontrata quasi per caso durante una passeggiata. Lo spazio rialzato della carbonaia era diventato un’isola che trasforma il fuoco al suo interno in materia; un’isola edificata artificialmente; una lacuna che non era solamente una depressione nella quale si raccoglie una cosa, ma una deplorevole mancanza di qualcos’altro. La mancanza del necessario. Un luogo ancestrale, aggraziato, disarmonico, sporco e ospitale. Quel luogo mi sembrava già di conoscerlo.

Quasi come un’epifania quella composizione aveva risvegliato e dato senso a quelle forme perturbanti e, grazie ai tre punti su cui fondo la produzione del lavoro, si erano rielaborate:

l’origine – vedevo le architetture ospedaliere che sono luoghi stanchi e cantieri in corso e sentivo fabbriche che producevano cose. Mi chiedevo quale fosse quel gradiente di bellezza che portava lì il mio sguardo.

Mi domandavo come l’uomo potesse essere attratto da quei luoghi ed averli popolati così a lungo. La nostra ricerca costante è verso il “bello” che per utopia non sappiamo neanche più noi che cosa sia. 

Quest’ultima idea servirà come fil rouge per replicare e rendere corale questo progetto, espandibile in altri luoghi. Poiché le sensazioni che proviamo di fronte a opere di architettura brutale (in quanto schietta, povera, usata dagli uomini e dal tempo), all’abbandono, alla sporcizia sono ripetibili.

la direzione – il progetto non è fondato sulla mia rabbia, mi è servita solo come fattore scatenante; la stavo usando come raccoglitore di cose. La reazione di causa ed effetto data dalla scomodità di quel periodo mi ha aperto al processo di sviluppo.

il punto di arrivo – trasformare il belvedere.

Quattro disegni in sequenza temporale e un rumore metallico creato da un generatore per l’aspi- razione di aria fredda e la sua trasformazione in calda. Quattro disegni realizzati con il carbone di legna e un generatore di corrente, collegato a delle cuffie, per produrre un rumore isolato, tenero e brutale. Un suono cruento dato dalle vibrazioni o capace di portarti verso i suoni bianchi.

Quattro immagini disegnate direttamente sulla parete, di grandi dimensioni, che propongono la visione di un’architettura urbana brutale vista da un luogo di reclusione (un ospedale come nella mia esperienza, un carcere, palazzi di periferia, un’industria... ). Un’esperienza vissuta in tanti luoghi conosciuta e desolante, che porta all’abitudine e alla sconfortante consapevolezza dell’isolamento. Un’unica striscia di disegni per includere la sequenzialità del tempo, il suo prolungarsi in quell’ecosistema e, anche, il suo trasformarsi in meraviglia. 

installazione

2020

fase 1

rotolo carta da spolvero 5m x 1,50h

4 disegni fatti con carbone di legna e grafite

suono in cuffia – da generatore di corrente

materiali di supporto: legni bruciati, tronco cavo annerito, carbone di legna.

https://mega.nz/folder/u1skiJIA#0bbnATLdXthGbe4rgiekCQ

PROCESSO DI COSTRUZIONE

 disegno

https://mega.nz/file/PpsygZYJ#gHDPiDYFPPRyb13foA1e55xKMzHE5E3tQMN_LZ4vgNo

raccolta 

https://mega.nz/file/6s1ASRIY#mo_iBIn_ekXW2-osMFPdAjnlfxyyuHkWrafNKLucTWY